Torna alle storie
Roche – A fianco del coraggio
Voti totali:
"Io e la mia ragazza Valentina, neo trentenni, decidiamo di compiere il cammino inglese di Santiago de Compostela e poi proseguire fino a Finisterre. 118km il primo pezzo ed altri 90 circa fino a Finisterre. Zaini in spalla, partiamo dalla prima tappa: 30 km circa. Iniziamo bene, le sono accanto, vedo come và. La vedo stanca, non immaginava che fosse così, non ha mai fatto un'attività del genere. Verso il 27esimo km, durante una salita, quasi si blocca, è rossa in viso, stringe i denti e non mi parla. Mi avvicino, chiedo cos'ha ed inizia a piangere. Spasmi. Dolorosissimi spasmi, forse più che il dolore fisico è il dolore allo spirito che le ha fatto male. Il primo giorno, in una distanza tipica, la subdola Sclerosi Multipla si era fatta viva. E' dolorante, mi siedo accanto a lei, provo a massaggiarle un po' le gambe, stringerla a me, siamo in mezzo ad un bosco all'apice di una lunga salita. Non manca molto, circa 3 km fino all'arrivo. Chiedo cosa vuole fare, mi risponde 'andare avanti', piano, ma andare avanti. Cerco di motivarla, incoraggiarla. Ad un certo punto usciamo dal bosco e vediamo la nostra destinazione. Dall'altra parte di un lunghissimo ponte l'ingresso alla città ed il nostro ostello. Le indico la via, lei è quasi ferma dai dolori. Mi metto alla sua sinistra, con il mio braccio destro l'abbraccio, la stringo a me e sorreggendola camminiamo insieme gli ultimi centinaia di metri. È tardi, ci abbiamo messo circa 10 ore, sono le 18.30. Valentina è a pezzi, si butta a letto ed allora io mi occupo delle cose che ci sono da fare. La seconda tappa è andata bene ma alla fine sono tornati gli spasmi, non dolorosi come il primo giorno, ma che hanno rovinato i nostri piani. Dal terzo giorno in poi abbiamo dimezzato le tappe, non ci sono stati più spasmi ed il settimo giorno ci siamo incamminati per la nostra ultima tappa: Santiago de Compostela. Valentina non è mai stata molto religiosa, ma una volta arrivati davanti alla Cattedrale di Santiago è scoppiata a piangere di gioia, ci è riuscita, è riuscita nonostante tutto a completare i 118km del Cammino di Santiago, aveva vinto lei, non la sclerosi multipla. Questa esperienza le ha dimostrato che se vuole, anche con la sclerosi multipla, può essere attiva, energica e capace di fare anche più delle persone 'sane', deve andare avanti a fare ciò che ama, adattandosi ma non lasciar mai vincere la subdola, Sclerosi Multipla."