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Roche – A fianco del coraggio
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"Susanna ha la sclerosi multipla e me lo ha detto così, tranquillamente, una sera mentre armeggiavo sul suo computer. Aveva intuito come mi stessi affezionando a lei e la cosa evidentemente era reciproca, d'altra parte gli incontri al bar erano ormai troppo frequenti per essere puramente casuali. Ci conoscevamo solo da poche settimane e già si fidava di me tanto da confidarmelo. Lo ha detto come a mettere un muro davanti a se: scoprii poi che la sua malattia era stato motivo di abbandono da parte di qualcuno che le stava vicino. Non mi importava, non l'ho mai considerato un ostacolo: sapevo già che qualsiasi cosa fosse accaduta non mi sarei tirato indietro. La gente purtroppo non vede, come io non vidi, questa malattia. La gente domanda perché lei possa parcheggiare l'auto negli spazi riservati ai disabili. La gente non sa. I miei genitori non lo sanno. Mia madre, la ""suocera"", non l'ha presa bene al primo incontro. Non sapeva cosa, ma qualcosa non la faceva stare tranquilla e in privato mi suggerì di lasciarla prima di affezionarmi troppo e soffrire. Quasi fosse un animale raccolto per strada a cui hai già dato un nome. Mia madre non sapeva che bella persona ho la fortuna di avere al mio fianco da otto anni. Non sanno ed io non ho il coraggio di dirglielo. Mia sorella lo sa ed è una nuova sorella per Susanna. Susanna appare fragile e timida, ma dentro sé ha una forza enorme. Tutto ciò avvenuto prima che la conoscessi è per me avvolto nelle nebbie del mistero: non è facile per lei parlarne, quindi non insisto per sapere. Ciò che ha passato da quando viviamo assieme, invece, lo conosco benissimo: le tante terapie tentate, le lunghe liste di esami da fare, la plasmaferesi, l'impianto di un port-a-cath, le giornate belle in cui stava meglio e nelle quali ci siamo potuti godere le piccole cose ed anche quelle brutte in cui i suoi dolori facevano da contraltare. I mesi senza stipendio per superamento del comporto ore e le problematiche che rendendo impossibile un rientro, l'hanno costretta a lasciare il lavoro. Il supporto dei colleghi e dei datori di lavoro. Lo svanire della possibilità di realizzare il sogno di avere un figlio. Ogni persona che si concede del tempo per conoscerla viene travolto da quella forza. Anche mia madre. Resta di certo la suocera, ma il rapporto è nettamente migliorato. Susanna non lo sa, ma ho già deciso di chiederle di sposarmi, perché lei è meravigliosa."