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Roche – A fianco del coraggio
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"Una vita come tante, tante vite molto simili e molto diversificate nella complicata semplicità del mondo. L'adolescenza, la famiglia, la scuola, gli amici ed il primo ed indimenticabile amore nato così, per caso... Un appuntamento al buio dopo giorni di chat, di quesiti, di aneddoti, di dubbi, di sogni e speranze. E finalmente l'incontro, l'amore che nasceva di ora in ora, tra le stelle ed il marciapiede, 19 anni avevo, come LEI. Oggi di anni ne ho 37, tanti momenti indimenticabili, non senza difficoltà, ma sempre con grande affiatamento e complicità. Il giorno della diagnosi è stato come uno tsunami emotivo di dimensioni apocalittiche,""sclerosi multipla"", ci dissero. Tante belle parole, visite specialistiche, equipe multidisciplinari, terapie all'avanguardia, protocolli, riabilitazione e psicoterapia, che ci diedero almeno la speranza. Per 12 anni le risonanze erano sovrapponibili, in termine tecnico significava che la malattia era ferma, non più in fase attiva. Qualcosa però non tornava, le autonomie diminuivano progressivamente, la deambulazione diveniva lentemente ma inesorabilmente più difficoltosa, passando da una stampella, a due, al deambulatore e ora a quella che noi chiamiamo ironicamente la carrozza. Tralascio tutti i disagi legati alla disabilità, soffermandomi più di ogni altra cosa su quello che ci è venuto a mancare veramente: le piccole cose. Il giro in bici o in moto, le passeggiate in montagna o sulla spiaggia d'inverno. Tutto questo diventava, ogni giorno di più, un ricordo sempre più lontano, come se stessimo ricordando un'altra vita, non questa, non la nostra. 16 anni insieme, abbiamo litigato e ci siamo riappacificati, abbiamo fatto l'amore, abbiamo vissuto, ma lentamente, oltre alla Sua salute il nostro rapporto stava mutando gradualmente. L'amore si è trasformato in un sentimento molto profondo, come un amore fraterno, un amore che quando stringe ci fa male, un amore avanti e indietro da una bolgia di ospedale. Ad un amore così intero non vorrei mai dire addio. Lei ha tutta la mia stima ed il mio rispetto, sopratutto adesso che faccio l'operatore in un centro neuropsichiatrico e con la disabilità ci lavoro e convivo quasi tutti i santi giorni. Nonostante tutto, ha ancora la forza di sorridere e di andare avanti, io non riuscirei ad essere così forte. La mia domanda è: ""dimmi, dov'eri in quegli istanti?"""