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Roche – A fianco del coraggio
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"Silvy la chiama sorella o scimmia. Dipende. Se si sente bene la chiama sua sorella, quella con cui vive e convive da trentacinque anni. Se invece le pesa, la chiama scimmia, quella bestiola fastidiosa e ingombrante che non molla giorno e notte. Io invece non la chiamo proprio. Tendo a ignorarla. Sarà perché così penso e vivo la sua presenza in maniera meno invadente. Lo so che fingo, non importa, ci aiuta a vivere meglio. Anche se ormai la sclerosi multipla fa parte della nostra vita, della nostra famiglia. Io e Silvy che siamo sposati da 40 anni e Federico che la s.m. l'ha imparata a conoscere a sei anni quando la mamma è tornata a casa dall'ospedale su una sedia a rotelle. C'era andata con le sue gambe. Un po' barcollando e appoggiandosi ai muri, in verità, ma stava in piedi. Quando è tornata a casa, ci siamo dovuti confrontare con una sentenza che sembrava senza appello. Invece Silvy con forza di volontà si è rialzata, ha ripreso a camminare e a lavorare per anni. Poi, pian piano, la giornata si è fatta sempre più lunga e pesante e ha dovuto dire basta. Ce n'è voluto a convincerla e a convincersi che era ora di rallentare. Ci ha pensato sua sorella, tra una ricaduta e una risalita sempre più difficile e lenta. Ogni volta i gradini diventavano più alti. Anche adesso che pochi metri sono diventati chilometri, non si arrende. Invece a convincerla e a convincersi a usare la sedia a rotelle è stata dura. Non voleva farlo, perché sapeva che ci sarebbe stato un prima e un dopo. Lei, sua sorella la sfida tutti i giorni. Poche volte l'ho vista piangere e mai piangersi addosso. Anche quando parla con le altre persone, anche quelle che vivono come lei la S.M. e le incoraggia con quel suo sorriso dolce, pieno di allegria. Ma qualche volta anche il suo viso da bambina ormai cresciuta si oscura. Come quando cade e sorridendo, a terra, mi dice: proprio adesso mi devi guardare?. Tutti i giorni è una sfida in cui contano le vittorie. Le sconfitte le dimentichiamo subito. La S.M. non è riuscita cambiarci. Ci ha condizionato, ci ha imposto scelte, ma non ci ha tolto la voglia di vivere, di girare in camper e di camminare. Io a piedi e Silvy sul triciclo elettrico con cui a volte si ribalta in qualche carraia sconnessa, o mentre facciamo un ballo. Perché Silvy è un pò incosciente, come me e sua sorella. Che deve essersi abituata anche lei a cadere e a rialzarsi. Sempre. E l'ha insegnato anche a Federico e a me."