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Roche – A fianco del coraggio
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"Sparisti nei meandri dell'ospedale neurologico con il volto appena velato dalla preoccupazione. Tornai a casa con nostra figlia, che aveva cominciato da qualche giorno a muovere i primi passi e che si fermò subito, finché non tornasti a casa. Faceva molto caldo quel primo giugno dell'82, quando tornai in quell'ospedale a raccogliere la diagnosi della Sclerosi Multipla. La piovra si attaccò alla nostra vita: si mangiò poco per volta le tue gambe e stritolò il mio cuore. Da quel giorno il tuo sguardo ha sempre avuto un attimo d'esitazione prima di abbandonare il mio volto, tutte le volte che ci siamo separati, anche solo per poche ore. Scrutavi una qualche esitazione nella mia volontà granitica di rimanerti accanto, fino alla fine della mia vita. Ti sei sentita da quel giorno debole e dipendente. Ma la fierezza e il coraggio che avevo conosciuto, e per cui ti avevo amato, sono rimasti, per educarmi ad accudirti. Semplicemente è cambiato il colore dell'albero maestro per cui far navigare il nostro affetto, non certo la sua solidità. Mi sono nutrito della tua sofferenza e l'ho trasformata nella mia forza, per cui oggi sono io debitore al tuo cuore solido, per avermi insegnato a vivere fino in fondo la magia del nostro rapporto. Oggi che la malattia ti ha portato via tutto, anche la voce, mi parli come la Sirenetta: solo attraverso i tuoi bellissimi occhi! E io sento di amarti con una forza invariata, potente dei 40 anni in cui ti sono stato vicino."